Aumentano le speranze di riparazione dei danni al midollo spinale. Non trattate per secoli, con un atteggiamento di rinuncia e resa totale da parte di medici e ricercatori, le lesioni del midollo spinale possono essere oggi compensate, controllate e curate con varie procedure: ortesiche, riabilitative e, ultimamente, con interventi chirurgici d'avanguardia dove bioingegneria, microchirurgia e alta tecnologia hanno investito quanto di più innovativo è stato raggiunto nei rispettivi ambiti.
Di tutto questo si è discusso a Brescia, durante il 3* Simposio internazionale dedicato alla rigenerazione e alla riparazione sperimentale delle lesioni del midollo spinale, organizzato e diretto da Giorgio Brunelli, presidente della Fondazione per la ricerca sulle lesioni del midollo spinale.
Chirurgia rivoluzionaria
Due le tecniche chirurgiche più altamente innovative e promettenti presentate al Simposio, entrambe messe a punto da Brunelli. La prima prevede la connessione del midollo sovrastante la lesione direttamente con i nervi periferici degli arti inferiori attraverso innesti nervosi. "Si tratta di un metodo che ha mosso i primi passi circa vent'anni fa, ma solamente negli ultimi sette anni si è potuti passare dalla fase sperimentale a quella clinica", spiega Brunelli. "La tecnica consiste nel connettere le fibre nervose presenti e vitali nel midollo sovrastante la lesione con i rami motori di alcuni muscoli selezionati degli arti inferiori, escludendo ogni passaggio nel midollo spinale sottostante la lesione, poiché il midollo stesso non è permissivo per la rigenerazione nervosa. Oltre al risultato pratico di restituire il movimento volontario a muscoli disconnessi dal cervello, le nostre ricerche hanno dimostrato per la prima volta che l'assone di un moto neurone centrale può allungarsi dentro le guaine delle fibre nervose del neurone periferico. Inoltre, abbiamo visto che la cellula del sistema nervoso centrale è capace di produrre sostanze citosoliche in quantità enorme e imprevista per costruire l'assoplasma del secondo moto neurone, periferico, e la placca motrice". La seconda tecnica di Brunelli, già attuata su quattro pazienti, si basa sul trasferimento del nervo ulnare dal braccio ai muscoli principali dell'anca e della coscia, consentendo così al paziente la stabilizzazione del bacino nella posizione eretta, la flessione e l'estensione dell'anca e l'estensione del ginocchio: in sostanza lo stretto necessario, dal punto di vista funzionale, per compiere il passo. Con questa procedura si trascura e si esclude il midollo spinale e si innervano i muscoli degli arti inferiori essenziali per il cammino, con i nervi ulnari "rubati" alle braccia. "II cervello umano ha dimostrato una plasticità meravigliosa" sottolinea Brunelli. "Infatti, mentre all'inizio per muovere le gambe il paziente deve pensare e volere muovere le mani, in seguito il cervello impara la lezione e il movimento degli arti inferiori diventa indipendente dall'intenzione di muovere quelli superiori. La risonanza magnetica funzionale ha dimostrato che dopo parecchi mesi, pur se il comando del movimento agli arti inferiori viaggia attraverso un nervo dell'arto superiore, il centro cerebrale che si attiva è di nuovo quello corrispondente all'arto inferiore. Inoltre, dopo qualche tempo dalla ripresa della deambulazione, il paziente sente quello che fa e può agire senza il controllo della vista, cambiare direzione, fermarsi e ripartire con la sua sola volontà".
II progetto Suaw
Nell'ambito del Simposio di Brescia sono stati presentati i primi risultati del progetto Suaw (Stand up and walk) che, nato nel 1995, coinvolge a oggi scienziati di Francia, Germania, Inghilterra, Olanda, Danimarca e Italia ed è reso possibile da un finanziamento dell'unione europea. Con questa tecnica vengono impiantati nel corpo umano elettrodi collegati a una centralina (anch'essa impiantata) che riceve impulsi da un mini Computer con software prestabilito. Viene a realizzarsi così un cammino artificiale che era già possibile con elettrodi applicati alla cute ma che solitamente veniva abbandonato a causa delle difficoltà di posizionare ogni volta gli elettrodi e per l'ingombro dei numerosi fili. La centralina, impiantata sotto la cute dell'addome, riceve gli input da un'antenna che trasmette l'energia e i segnali emessi da un Computer portatile. Il Computer può stare in uno zainetto ed è controllato dal paziente attraverso alcuni pulsanti posti sul deambulatore o sui bastoni. Le sequenze degli impulsi corrispondono ai limitati movimenti essenziali per camminare, nel senso che possono essere soltanto quelli previsti dai programmi per camminare con l'ausilio di un deambulatore. A breve è previsto l'intervento su due pazienti italiani.
La cuffia miracolosa
Sbalorditiva ed entusiasmante è la novità al momento solo sperimentale, presentata dal professor Keith, del Metro-Health Medical Centre, di Cleveland. Si tratta di una cuffia contenente numerosi elettrodi di superficie che, una volta applicata al cranio, capta la volontà dei vari movimenti e la traduce in stimolazione del muscolo corrispondente. Le correnti d'azione provenienti dalle aree della corteccia che controllano il movimento, vengono amplificate e inviate a elettrodi stimolatori applicati ad alcuni muscoli motori dell'arto superiore e della mano (quelli essenziali per il funzionamento elementare della mano). In questo modo i tetraplegici da lesione cervicale alta che in seguito alla loro lesione sono totalmente paralizzati, possono recuperare il movimento e la funzione del braccio e della mano. Come detto, si tratta per ora di un'apparecchiatura sperimentale con un costo, a livello di prototipo, assolutamente proibitivo. Ma nel tempo, gli elettrodi potranno essere impiantati, senza richiedere ogni volta il posizionamento. Inoltre, sicuramente il sistema verrà perfezionato e, soprattutto, miniaturizzato consentendo, negli auspici dei ricercatori, di arrivare al punto che tutti e quattro gli arti vengano mossi "col pensiero". Le porte del futuro sono aperte.